Nuova distro, Gnomo nuovo

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una recensione

Uso GNU/Linux sulle mie macchinette calcolatrici domestiche oramai da un lustro. La prima distro a conquistare il mio hard disk fu Ubuntu 7.04, nome in codice feisty fawn. Da allora, tra aironi resistenti e suricati indipendenti, la distro di Canonical la faceva da padrone sul PC principale e sulle altre macchine che con il tempo si sono avvicendate in casa zakunin. Da qualche tempo, però, le scelte di Mark Shuttleworth, patron di Ubuntu, mi hanno piuttosto deluso spingendomi alla ricerca di nuovi orizzonti digitali ed approdando alfine nella baia di Sabayon, a Sud di Gentoo.

Gentoo è una di quelle distribuzioni mitologiche per chi, come me, è un semplice appassionato del mondo del pinguino. Se ne sente parlare poco e quel poco è rappresentato da una sfilza di comandi da terminale, files di configurazione infiniti, flags da apporre ai pacchetti e cose rabbrividenti del genere. Una specie di mostro finale dei coin-op anni ’80.

Fabio Erculiani, creatore di Sabayon, ha imbrigliato la potenza di Gentoo mettendola a disposizione di noi utonti informatici un po’ più smaliziati della media ed alla ricerca di una distribuzione  rolling realase (che si aggiorni automaticamente senza bisogno di reinstallazione) facile da usare e completa.

desktop

Il mio desktop dopo qualche “magheggio”

Il live cd parte senza problemi: il sistema riconosce tutto al volo compresa la scheda Nvidia che viene attivata dai driver preinstallati. Mi trovo così davanti ad uno gnome 3 “quasi” standard: il ritocco più evidente apportato dai dev Sabayon è la presenza dell’estensione “window list” che rimuoverò a favore di dockbarX. Per il resto il desktop è scarno ma reattivo: click sull’icona “installa il sistema” e parte “anaconda”, il rodato tool red-hat per l’installazione. 20 minuti e Sabayon prende dimora nel mio disco fisso.

Sabayon

logoPer chi come me arriva da distro basate su debian, il primo problema è trovare uno strumento per installare i pacchetti; apt e synaptic sono (erano) punti di riferimento importanti su ubuntu: un paio di click (o una breve riga sul terminale) e scarichi ed installi il mondo. Sabayon mette a disposizione uno strumento chiamato “entropy store“, con un’interfaccia grafica che, più o meno, ricopre il ruolo che synaptic ha su debian. Al primo riavvio il sistema mi segnala circa 400 aggiornamenti (Sabayon viene aggiornata settimanalmente, giornalmente con i repo di testing attivi): sincronizzo i repository, avvio l’aggiornamento ed in una mezz’oretta la mia brand new distro è pronta per essere maltrattata.

L’Entropy store è formato da Sulfur , l’interfaccia, che gestisce equo, il gestore di pacchetti. All’interno troveremo decine di migliaia di programmi pronti per essere installati. Come già avevo intuito provando sabayon su una macchina di test, Entropy risulta molto lento all’avvio e, nel caso si sbagli la password, non si viene allertati in nessun modo dell’errore rischiando di mummificarsi davanti allo schermo nell’attesa dell’apertura del programma.

Ma equo può essere usato direttamente da terminale, più o meno come il caro, vecchio apt:

# equo install vlc --ask

 ed avremo vlc installato e pronto per la riproduzione dei nostri filmetti scaricati illegalmente. QUI la wiki per equo.

Ancora riguardo la gestione pacchetti: è notizia recente che sulfur verrà presto abbandonato a favore di rigo, nuova interfaccia per equo progettata da quelli di sabayon. L’annuncio e qualche screenshot  QUI.

Accanto all’entropy store troviamo come gestore di pacchetti portage: gestito via terminale sembra essere uno strumento molto potente (e complesso) che lavora sui sorgenti invece che sui binari. Non ho avuto ancora il coraggio di utilizzarlo.

Al login, inoltre, potremo scegliere tra più interfacce grafiche, oltre a gnome: xbmc se vogliamo trasformare il nostro PC in un media-center o fluxbox, se ci sentiamo particolarmente minimal.

Per il resto il sistema è reattivo e stabile: non ho trovato grosse difficoltà nella sua gestione nè mi sono trovato di fronte a bug di rilievo nei software che regolarmente uso.

Gnome 3.2

Lo gnomo appare  freddo, scarno e desolato nonostante i (pochi) ritocchi del team; così com’è, può sembrare un po’ macchinoso e decisamente orientato al mercato touch-screen. Pur essendo ancora “giovane ed acerba” comunque, la shell si presta ad essere modificata con una certa facilità: installando “gnome-tweak-tool” ed il pacchetto delle “gnome extensions”, potremo andare a modificare  diverse parti del desktop, aggiungendo o rimuovendo utilità secondo i nostri gusti. Indispensabili ad esempio le estensioni “user themes”, per poter cambiare il tema predefinito della shell con uno tra le decine presenti sul web o l’”alternative status menu”, per far apparire l’opzione “spegni”, misteriosamente nascosta dagli sviluppatori di gnome nel tasto “alt”.

Le estensioni fruibili sono una trentina ed ancora di più se ne trovano su extensions.gnome.org: sul sito scegliamo l’estensione, clickiamo sullo switch in alto a sinistra posizionandolo su “on” e confermiamo. L’estensione, a questo punto, risulterà installata. Perchè molte modifiche si attivino sarà necessario riavviare la shell utilizzando alt+f2 e scrivendo r nel box che compare (invio).

desktop2

Il menu finestre, la dock ed i desktops

Quello che veramente manca alla shell è una dock non nascosta: c’è un’estensione che duplica quella inserita nel menu finestre ed un’altra che va a piazzarsi nel pannello superiore. Entrambe presentano limitate possibilità di personalizzazione per cui ho installato, come su gnome 2, dockbarX (vedi paragrafo successivo).

L’esperienza utente, per chi viene da gnome 2 o da qualsiasi altro DE, è decisamente originale ed inizialmente può risultare traumatica ma, dopo qualche ora di utilizzo ed un minimo di tuning, non si sente la mancanza di nulla. Come già accennato, comunque, la shell pecca ancora di gioventù: qualche bug, anche importante, è presente; le estensioni ed i temi possono “rompersi” a seguito degli aggiornamenti dell’interfaccia e capita che vadano in conflitto tra loro, causando il crash dell’interfaccia stessa; c’è anche da dire che Nautilus 3 risulta graficamente orrendo, un po’ limitato nelle funzionalità e non supporta (ancora) pienamente Dropbox.

In tutto ciò, Gnome 3 sembra pensato e disegnato per spingere l’utente a lasciare aperte tutte le applicazioni, anche se non utilizzate, per poi organizzarle al meglio nei desktop virtuali: anche per questo, è sconsigliatissimo l’utilizzo su macchine datate o con poca ram.  Con la shell si riscopre anche l’utilità della tastiera, per trovare rapidamente ed efficacemente files ed applicazioni. Insomma, lo gnomo sta crescendo: credo che tra un paio di mayor realase, avremo un interfaccia moderna e matura.

DockbarX su Sabayon

dockSu gnome 2 per anni ho utilizzato ed amato (e segnalo) DockbarX, una dock che si ispira a quella presente su windows 7 molto personalizzabile, duttile, elegante e completa. C’è la possibilità di utilizzarla anche su gnome 3 attraverso un’installazione “manuale” (non avendo trovato un repo che la ospiti) ed il suo utilizzo come dock “standalone”.

Tra le sue dipendenze ritroviamo zeitgeist, programma che indicizza le attività recenti dell’utente: nonostante la sua installazione, ad ora, non mi è stato possibile accedere alle mie attività recenti utilizzando dockbarX, ma ci sto lavorando :)

Sempre riguardo alle dipendenze: alcuni nomi delle stesse sono diversi rispetto a quelli segnalati nella procedura di installazione su gnome look, per cui ecco il comando che ho utilizzato per installarle su Sabayon.

 # equo install zeitgeist libwnck-python gnome-applets-python imaging keybinder python-xlib numpy --ask

Per il resto della procedura rimane valida la guida su gnomelook; una volta installata, in alt+f2 si digita “gnome-session-properties” e si inserisce “dockx” tra i programmi d’avvio (non so perchè ma la dock appare solo dopo una trentina di secondi dal caricamento del desktop).

Segnalo anche il modo per rimuoverla per poi passare ad eventuali nuove versioni (traduzione di un post dell’autore della dock, non l’ho testata personalmente):

Non c’è un modo per disinstallarla automaticamente, purtroppo gli uninstaller non sono supportati da distutils. Se lanci

./setup.py -vn

vedrai dove sono installati i pacchetti, così da rimuoverli.

I files python sono installati in una cartella che finisce con “dist-packages/dockbarx/” ed un “egginfo file” è simile a “Dockbarx-0.45.egg-info”. Devi cancellare questo file e questa cartella.

Conclusioni

Semplice da installare, con un parco software vastissimo ed una comunità in espansione, direi che Sabayon è un’ottima distro che mi sta facendo riscoprire il piacere di sperimentare per adattare la macchina alle mie esigenze. Uno dei motivi per cui l’ho scelta è  quello di provare una “rolling realise”, un sistema pensato per il costante aggiornamento dei suoi componenti senza dover procedere a reinstallazioni o avanzamenti di versione che spesso si rivelano salti nel buio: certo il rischio è di ritrovarsi con pezzi di sistema o applicazioni a tratti instabili ma, informandomi in rete, mi sembra che il metodo di rilasci degli aggiornamenti scelto da quelli di Sabayon, metta al sicuro da tali spiacevoli inconvenienti.

Benvenuta Sabayon ed un ringraziamento ad Erculiani ed al suo team.

Risorse:

Home Sabayon: http://www.sabayon.org/

Il forum di Sabayon: https://forum.sabayon.org/

Forum non ufficiale: http://linuxmx.it/forum/viewforum.php?f=27

Il sito della comunità di Sabayon: http://sabayon-mania.com/

Io e la shell

La shell

Da qualche tempo nel mondo GNU/Linux c’è fermento; citando una vecchia pubblicità televisiva si potrebbe anzi dire che “c’è baruffa nell’aria”. Non che non sia mai stato così in questo ambiente: da quando utilizzo software libero ho assistito a battaglie verbali online di varia natura, accuse ed accesi dibattiti su chi ce l’abbia più lungo (il codice) o su chi ce l’abbia più libera (la licenza).

Questa volta l’oggetto del contendere è, secondo me, una delle cose più importanti per qualsiasi utilizzatore casalingo self-made di macchinette calcolatrici digitali e cioè il modo in cui il sistema si presenta all’utente: in due parole, l’interfaccia grafica.

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Ritorno al castel de wolfenstein su linux

Post con più di 2 anni d’età. Non garantisco il risultato della procedura di installazione :)

Vecchia gloria degli fps è “Return to castle wolfenstein” (rtcw), gioco ammazzaammazza in 3D. Non avendo trovato una guida che mi permettesse di installarlo semplicemente, ci ho un po’ smanettato per conto mio e questa mini guida all’installazione ne è il risultato.

L’ho installato sia su ubuntu 8.04 che su ubuntu 7.04 e funge abbastanza bene. Non sono convinto del fatto che, per far partire il gioco, ci vogliano i permessi di amministratore…ma tant’è: in tre giorni di giocate notturne l’ho finito…e la soddisfazione che ne ho tratto è simile a quella che hanno i bambini davanti alle loro piccole imprese che, per un attimo, sembrano così grandi (vuoi mettere la soddisfazione di mettere il bastone tra le ruote ad hitler in persona? :P )

(debian/ubuntu)

Scaricare i files necessari all’installazione del gioco (da terminale):

wget http://www.enemy-maps.com/listing/game/wolf-linux-1.41b.x86.run

wget http://www.enemy-maps.com/listing/game/wolf-linux-1.41-3.x86.run

wget http://www.enemy-territory.it/download/game/main.rar

E’ possibile manchino delle librerie per il gioco multyplayer. Il link sottostante è relativo a librerie necessarie pacchettizzate per distribuzioni debian based. Per altre distro la ricerca è in corso, oppure scaricare e compilare i sorgenti;

wget http://www.enemy-maps.com/listing/game/libstdc++2.10-glibc2.2_2.95.4-27_i386.deb

  • SINGLE PLAYER

Dare i permessi di esecuzione al file del gioco e lanciarlo:

chmod a+x wolf-linux-1.41b.x86.run

sudo bash ./wolf-linux-1.41b.x86.run

Stessa operazione per gli aggiornamenti:

chmod a+x wolf-linux-1.41-3.x86.run

sudo bash ./wolf-linux-1.41-3.x86.run

scompattare la cartella main in una cartella in home:

mkdir rtcw

unrar e main.rar ~/rtcw

fate partire il gioco con “sudo wolfsp” vi verrà dato un errore e nella vostra home si creerà una cartella di configurazione vuota .wolf

copiate i files precedentemente estratti nella main del gioco nella cartella /usr e la main in .wolf

cd rtcw

sudo cp -i mp_pak0.pk3 mp_pak1.pk3 mp_pak2.pk3 pak0.pk3 sp_pak1.pk3 sp_pak2.pk3 /usr/local/games/wolfenstein/main

cd ..

 

sudo cp -a /usr/local/games/wolfenstein/main ~/.wolf

chiudete il terminale, riapritelo, e date “sudo wolfsp”

Problemi riscontrati: a volte, quando il personaggio viene ucciso, il gioco esce per un errore (n°11); Come in et, con scheda nvidia geforce 4, la luminosità cala di colpo. Ripristinarla da menu del gioco, senza dare apply.

[tutte le operazioni di copia di files sopra descritte possono essere eseguite in modalità grafica digitando da terminale “sudo nautilus”]

  • MULTIPLAYER

Fate partire il file .deb segnalato sopra dopo esservi posizionati nella cartella in cui è contenuto:

sudo dpkg -i libstdc++2.10-glibc2.2_2.95.4-27_i386.deb

oppure semplicemente fateci doppio click sopra.

Per aggiornare i punkbusters ho seguito questa mini-guida.

Online, googleggiando si trovano mod e mappe in quantità.

Per avviare la sessione multiplayer: sudo wolfmp

Buon divertimento ;)

Meno mal che xe el dpkg-reconfigure

Mentre stavo scrivendo uno dei precedenti post, succede che lo schermo mi vada in freez. Tutto immobile davanti a me come le sinapsi di g.ferrara. Il mio vecchio baracchino aveva fatto tilt.

Ad un primo riavvio sembra caricarsi tutto alla perfezione ma, giunti al login, lo scenario desolante che mi si presenta (simile sempre a quello che probabilmente si riscontra all’interno della scatola cranica del sopracitato personaggio televisivo), è uno schermo nero con righe verticali sfarfallanti. Faccio 1+1: fino alla barra di caricamento con il logo di ubuntu si è visto tutto…poi…puf!C’è una sola spiegazione: è partita la parte della (bacucca) scheda grafica che sovraintende all’accelerazione.

Agisco d’istinto…premo Ctrl+alt+f1 ed entro nella shell. Do il seguente comando:

sudo dpkg-reconfigure xserver-xorg

inserisco la pswd e mi si apre la finestra di dialogo di xserver

Do una sfilza di invio e di ok alle domande che il server X mi pone e riavvio. Praticamente ho disinserito i driver Nvidia passando ad un formato standard di visualizzazione….credo vesa.

Ora il sistema si riavvia con una risoluzione di 800×600. Entro in /usr/share/applications/ schermi e grafica e setto una risoluzione più decente.

Chiunque abbia avuto problemi con la scheda grafica conosce questi passaggi. E di utenti linux che di questi problemi non ne abbiano avuti, ce ne sono pochi :P

Comunque ho risolto definitivamente il giorno seguente, comprando una scheda grafica identica a quella che avevo prima, per un costo di euro 10, smanettando di nuovo con xserver, e reinstallando i driver proprietari. Ora posso di nuovo giocare con il mio giochino preferito :)

Go adotà un pinguin

Oramai da un anno ho felicemente adottato (o sono stato adottato da) un pinguino. Così a casa mia, assieme a me ed ai miei due mici, si è stabilmente piazzato un quarto animaletto che di nome fa GNU/linux

Non nascondo il fatto che l’inizio del rapporto con questo simpatico animaletto, non sia stato poi così facile. Non fraintendetemi: niente di facile esiste nell’informatica (tranne il detestabile doppio-click-faccio-tutto-io di windows); ma mi sono addentrato in un mondo informatico semplicemente diverso, nel termine più bello con cui si possa concepire la parola diversità.

Mi sono trovato di fronte ad una valida alternativa libera, disponibile a tutti, affidabile e che ha come obiettivo l’essere a misura d’uomo. Ed a misura d’uomo significa che faccia pensare e non che ti dica in continuazione cosa fare.

Attenzione…non sputerò nel piatto dove fino ad un paio di anni fa ho mangiato. Sono cresciuto a pane, dos, windows 3.1 e tutto quel che ne è seguito. Però…il pinguinetto si sta ritagliando giustamente il suo piccolo spazio che mi auguro diventerà sempre più grande tra gli utenti informatici.

Difficilmente in questo blog troverete post di aiuto o di informazione tecnica. Sono un utonto un po’ più smaliziato della media; e poi nella blogsfera esistono persone che danno già un ottimo contributo al mondo informatico linuxiano. Inserirò sicuramente qualche impressione sulla distro che uso e sulle sorprese che riserva ad un utente curioso ma pigro.

E lo farò a colpi di terminale!