Alle persone che no go mai conosù

Capita, nella vita, di non conoscere delle persone perchè queste scompaiono prima che tu possa incontrarle. Ed allora puoi sapere come erano solo attraverso gli occhi e le parole di chi gli ha voluto bene.

Oggi è l’anniversario di uno di questi eventi. E il rimpianto dentro di me, oggi, ha il sapore amaro della tristezza.

Ben xe rivà con la bora

Madona come la sufiava quella sera.

Dicevano avesse raggiunto punte di 130km/h…Infatti stavo ritornando con la mia compagna, in vespa, da una festa di ragazzi senegalesi organizzata in casa del popolo. Non era troppo distante da casa nostra ma, bhe, quel paio di chilometri li abbiamo sentiti tutti, gelidi, sulle nostre facce.

Fermandoci sotto casa, e abbassando il cavalletto, ci appare davanti questo ragazzone dalla pelle olivastra, vestito con un giaccone ed una tuta da ginnastica: troppo poco per il clima nordico con cui si aveva a che fare. Ci disse, in inglese: “ho fame, ho freddo. Dove posso andare?”

Dopo lo smarrimento iniziale, capimmo che aveva bisogno di ospitalità: suonammo al campanello di un dormitorio di un locale sacerdote, vicino al portone di casa mia; ma non ci fu risposta. L’accettazione chiudeva alle 22; erano le tre del mattino. Così lo invitammo a casa nostra. Davanti ad un piatto di spaghetti al pomodoro, si pensa meglio. Provai a telefonare poco convinto a qualche associazione dove ricevetti solo rifiuti ed anzi, l’avvertimento che facevamo qualche cosa, probabilmente, di illegale. mha! fatto sta che parlai anche con i miei coinquilini che non ebbero nulla da obiettare. In fondo c’era una stanza libera.

Rimase con noi un paio di giorni: arrivava dalla striscia di Gaza ed era appena arrivato in italia. Ci raccontò della sofferenza di quei luoghi, della paura, della violenza. Voleva andare a cercare lavoro a Milano.

Il giorno dopo scattò una catena di solidarietà telefonica e la ricerca di una rete di informazioni su come potesse fare per raggiungere il suo obiettivo.

Partì il giorno seguente, Ben.

La mia compagna, la settimana seguente, andò a milano per partecipare ad una manifestazione in sostegno della l.194. Provò a passare dove lo avevamo indirizzato e, a fatica, riuscì a sapere che sì, Ben aveva trovato ospitalità e lavoro.

Per un paio di giorni, considerata la legge attuale, eravamo io la mia compagna ed i miei coinquilini, un gruppo di criminali che proteggevano, nascondendolo, un criminale. Chissà dove l’ho già sentita ‘sta storia

Chissà dove sei ora, Ben, e cosa stai facendo. Comunque sia, ancora una volta, in bocca al lupo.

‘dio Raphael

Ci sono delle persone che passano nelle nostre vite come una brezza di mare. Ti sfiorano la pelle e ti danno una sensazione di piacevole refrigerio. Persone che, così come la brezza, arrivano senza avvertire e se ne vanno comunque troppo presto, lasciandoti cuocere al sole della vita.

Raphael, per me, era una di queste. Compariva nella mia vita e tutto, per un attimo, sembrava più leggero. Raphael il marinaio, l’avventuriero, il rubacuori. Raphael che aveva un rapporto speciale con gli animali ed una pazienza infinita con mia madre :P

Raphael

Conosciuto grazie ad una storia che ebbe con mia sorella, Raphael comparve a Trieste, ospite di mia madre, un paio di anni fa.

Francese, un bel ragazzo, conosceva 5 lingue (più il triestino, imparato suo malgrado da mia madre) e viveva tra le antille e l’europa, campando il più possibile senza lavorare; e solo quando il portafoglio chiedeva pietà, a fatica, si prodigava di rispolverare il suo mestiere di skipper scarrozzando i ricconi che popolano le spiagge bianche e sognanti delle isole centro-americane, su barche a vela che i comuni mortali immaginano solo nei sogni più nascosti.

A volte, poi, si spostava in europa per lavorare in qualche marina, al soldo dell’ennesimo miliardario. Così, ogni tanto, capitava a trieste.

Ricorderò sempre i momenti trascorsi insieme, in osmiza, nelle feste in riva al mare; ricorderò le sue storie di orche e balene, di naufragi e traversate oceaniche, di squali e aragoste pescate a mani nude. Negli occhi gli vedevi quella luce calma di chi sta seguendo una strada fatta d’acqua, una strada sovrastata da un cielo di stelle infinite e luminosissime, che basterebbe allungare una mano per raccogliere.

Ma Raphael, ora, se ne è andato. Investito da un motoscafo in gennaio è morto quasi sul colpo. E’ stata la prima notizia infausta di questo 2008. Ricordo la telefonata di mia madre, in lacrime, che mi chiedeva il perchè. Ricordo al telefono la voce rotta dal pianto di mia sorella. Ed io che riesco solo a balbettare qualcosa di insignificante e tremendamente banale. Stupore, amarezza, tristezza ed ancora una volta la consapevolezza di quanto la vita possa essere terribilmente spietata e mostruosamente ingiusta.

La madre di Raphael ha voluto fare due funerali: uno in Francia, dove il corpo è stato cremato, ed uno in italia, dove le sue ceneri sono state sparse in mare. A quest’ultimo ho partecipato, scorgendo per un attimo le persone che sono state importanti per Raphael e che gli hanno voluto bene ed amato, sfiorando quella sfera della vita che per lui, come per ogni uomo, è fondamentale.

E nel mare, quello che è stato Raphael, pian piano si è disciolto. E mentre lui se ne andava era palpabile la sensazione che con lui, se ne stesse andando una parte dei presenti.

Ma tanto di lui rimarrà dentro chiunque l’abbia conosciuto, e il suo ricordo sarà un gioiello che brillerà anche nei momenti più bui. Il ricordo di una persona che dava tanto, anche solo con la sua presenza, con il suo sorriso.

‘dio Raphael

‘dio in triestino non è solo “addio” è anche e soprattutto arrivederci. Mi piace ricordarti davanti ad un buon bicchiere di vino rosso a raccontare storie che sembravano tratte da un romanzo di Verne. Mi piace immaginarti, ora, a solcare il cielo con la tua barca a vela, con lo sguardo sognante rivolto all’infinito. Mi piace pensare che, dovunque tu sia, ci sarà un porto, un faro una baia, dove fermarti a riflettere sull’immensità del mare.

Mi mancherai.