Cocài

BIRDS_IS_COMING

All’alba io e la mia compagna arriviamo a Trieste dal nostro viaggio in Sicilia. Ci accolgono i nostri 4 gatti, nutriti dal parentado nei giorni di assenza.

Abitudine dei due maschi è quella di appollaiarsi all’esterno della finestra del soggiorno, al quarto piano di una strada triestina piuttosto trafficata.

Sono le cinque , non c’è traffico e  l’aria del mattino è limpida e tersa.

Scorgo un pallido scorcio di cielo azzurro, spruzzato da acquerelli color vermiglio, al di là e sopra il tetto del palazzone di fronte: il tutto fa presagire l’arrivo di una giornata calda e placida di un mercoledì di giugno inoltrato.

Ad un tratto, attraverso i vetri delle finestre, noto che sul cornicione adiacente si staglia la sagoma elegante di un grosso gabbiano.

E’ un attimo:

stende le enormi ali offrendole alla corrente; si tuffa e percorre la ventina di metri che separano il bordo da cui si è lanciato, dalla finestra di casa con i mici che, solo quando arriva a pochi metri da loro, si accorgono della presenza.

Il gabbiano si produce in una cabrata stretta e precisa, scomparendo sulla destra. Uno dei gatti, atterrito, rientra. L’altro segue con lo sguardo la traiettoria del bestione alato. E’ un attimo ed il fulmine bianco, ripassa dopo aver compiuto un’altra stretta spirale, a meno di mezzo metro dal secondo gatto. Che rientra con la coda tra le gambe.

Il tipo vira e si appollaia nuovamente dove è partito. Appena uno dei gatti mette di nuovo fuori timidamente il naso, riparte.

A questo punto, mi faccio vedere. Lui frena (letteralmente) nell’aria a pochi metri da me e scompare nel cielo.

Chiudo le finestre e vado a dormire. Dopo la pigra sveglia si esce per bighellonare per la città. Al rientro, nel tardo pomeriggio, apro la finestra del soggiorno.

E lui, è di nuovo lì.