Santi moderni

Alla mattina del 6 ottobre mi ha svegliato una notizia: “amore, è morto Steve Jobs”; “Ehi! che sveglia originale!”; un bacio, caffè nero ed amaro, una brioche ed una rapida scorsa alle testate giornalistiche online prima di salutare compagna e marmocchio per dare inizio alle mie “otto ore per la sussistenza”.

La prima cosa che mi ha colpito è stata la visibilità mediatica data alla dipartita di  una persona che non era nient’altro che un imprenditore. Ho trovato macabro far diventare la morte di un uomo un gigantesco spot ad un’azienda; ma forse Steve Jobs avrebbe voluto così: in fondo è stato il più grande uomo di marketing di questi anni. Creava bisogni che non si hanno, oggetti che andavano (e vanno) a riempire i vuoti dentro il nostro essere occidentali sazi, annoiati e terribilmente indebitati. Sapeva vendersi e sapeva vendere: tra le sue eredità infatti, c’è il feticismo digitale: se se ne va con lui, non posso fare altro che rallegrarmene.

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