Di torri nere, lettori digitali ed altri demoni

Qualche mese fa mi sono regalato un e-book reader. Da un po’ avevo puntato il kobo touch ed appena sbarcato in Italia importato dalla Mondadori a 99€ ha trovato dimora, oltre che sul trono vicino al lavandino e sul comodino vicino al letto, anche nella tasca del mio giubboto invernale. Complice il periodo di decrescita che mi vede spesso ospite pagante dell’azienda triestina dei trasporti, ho ricominciato a leggere come se non ci fosse un domani.

ultimo-cavaliere-slideCirca un quarto di secolo fa (all’epoca ero un accanito lettore di horror, fantasy e sci-fi), mi capitò tra le mani “l’ultimo cavaliere”, un libro “fantasy” scritto da Stephen King e che avrebbe dovuto essere il primo di una serie di 7 episodi. Ricordo che lo lessi avidamente, come facevo allora con i vari Lovercaft, Asimov, Tolkien e King stesso, e lo amai per le sue atmosfere e per l’alone di mistero che il maestro era riuscito ad infondere ai personaggi. Non rimasi troppo disturbato dal fatto che il finale del libro fosse, per forza di cose, aperto: la sua lettura era stata appagante e divertente.

Gli anni passarono e solo un paio di mesi fa, nella ricerca di e-books da infilare nel lettore e grazie al gufo, scoprii che lo scrittore del Maine aveva completato la saga. Riletto il primo, gli altri hanno seguito a ruota.

Ecco un bignami/recensione dell’opera & more…

La saga della torre nera

The man in black fled across the desert and the gunslinger followed.

L’incipit è definito dallo stesso King “il migliore che abbia mai scritto”: in effetti ha una forza evocativa straordinaria ed in esso è condensata tutta la saga e forse, qualche cosa di più.

Il primo libro, “l’ultimo cavaliere“, ha inizialmente un ritmo lento e greve, come di stivali che si trascinano sulla sabbia; ma il ritmo non ci mette più di un attimo a crescere, a divenire frenetico ed infine a dilagare: una scintilla innesca  una sparatoria, la sparatoria diventa un massacro ed il massacro si trasforma in un’ecatombe alla fine della quale Roland, l’assassino e pistolero maledetto protagonista della saga, arranca di nuovo in un deserto senza tempo alla ricerca di una misteriosa torre: tra lui ed il suo obiettivo, l’uomo in nero.

Tutti i personaggi che il pistolero incontra nel suo disperato inseguimento sembrano avere il marchio della morte impresso addosso, morte che spesso sarà dispensata dal pistolero stesso. Il mondo che ospita quest’avventura dà una sensazione di decadenza, di decomposizione e contagio: il tempo è sbagliato, i punti cardinali sembrano sovrapporsi e confondersi ed echi di un passato dominato da macchinari insensati, radiazioni impazzite e magie dimenticate, accompagneranno il lettore durante tutta la saga.

aramostra

Didacium?

Nel secondo tomo, “La chiamata dei tre” il deserto, nella forma di una spiaggia apparentemente infinita,  continuerà ad accompagnare il protagonista che incontrerà nel suo cammino mutilazioni, porte che si aprono su altre dimensioni, compagni di viaggio, demoni e malattie. Le creature mutanti che saranno per quasi tutto il viaggio coprotagoniste del pistolero ai bordi del bagnasciuga, sono degli esseri buffi e sanguinari: le aramostre ( o pseudoaragoste) si profilano sulla spiaggia ad ogni crepuscolo e con le loro chele potenti, sbranano e si nutrono di chiunque si avventuri troppo vicino al mare, rivolgendogli nel contempo versi che suonano come surreali domande:

«Didacevi? Damaciami? Didarami?»

continua:

Di pirati ed altre leggende

Valerio Evangelisti: qualche anno fa lessi alcuni libri della sua saga di Eymerich, inquisitore: fanta/horror originale e coinvolgente. Ora ho scoperto e divorato questo ciclo dedicato a pirati e bucanieri: spietati, sanguinari, avidi, senza pietà ed a loro modo democratici. Così lontani eppure così vicini…
Tortuga:

L’incipit:

Rogério de Campos pensò che la sua ora fosse venuta. Il ponte del Rey de Reyes somigliava al pavimento di un mattatoio. Il sangue scorreva a rivoli o si espandeva a macchie, tra gli alberi abbattuti, i fasci di vele e gli intrichi di sartiame reciso. Alcuni moribondi e mutilati si lamentavano ancora, oppure gridavano invocando Gesù o la Madonna. I pirati si aggiravano tra i corpi, tagliando con freddezza la gola ai superstiti, e gettando i cadaveri in mare, anche quandosi trattava di loro compagni senza speranze di guarigione. Spazzavano via i piedi di cervo, i chiodi a quattro punte lanciati al momento dell’assalto. L’odore di sangue era così penetrante da superare quello della salsedine, e stordiva.

Veracruz:

In questo prequel del libro precedente De grammont, Laurencillo, Van Hoorn, ed altri capitani della filibusta si imbarcano in un impresa epica conquistando con il loro seguito di tagliagole la capitale messicana degli spagnoli. Leggero ma truculento, tra storia e romanzo.

L’incipit

Il 17 marzo 1683 Hubert Macary scrutava il mare, in attesa dei vascelli in arrivo. Solo lui e l’amico Francise Levert sapevano che al largo di Roatán stava per apparire la flotta più imponente che i Fratelli della Costa avessero mai allestito. Ben diciassette velieri, inclusi vari brigantini da una trentina di cannoni ciascuno.
Appoggiato con il gomito a una torretta di guardia, la gamba sinistra su un cannone arrugginito, Hubert pregustava lo spettacolo. Per assaporarlo si metteva nei panni degli spagnoli di qualche città costiera, quando al largo apparivano i pirati.

In entrambe i romanzi le storie dei protagonisti sono un po’ scialbe; ma il tutto viene riequilibrato da una narrazione fluida e piacevole, da una meticolosa ricostruzione storica e dal realismo descrittivo di abbordaggi e massacri. Sono libri da assaporare in spiaggia con un occhio all’orizzonte marino: pronti a correre a gambe levate nel caso spunti una jolly roger all’orizzonte…

nota: domani si parte per la Croazia: in programma la rilettura del mitico dune…alè!

El Richiamo de Cthulhu (1)

cthulhu-6

cthulhu

Googleggiando un po’ alla ricerca di uno sfondo per il desktop, mi sono imbattuto per caso in un immagine che  ha fatto riemergere dalle pieghe del mio passato, una delle mie passioni letterarie. Ho letto tutto, in quella sottile linea d’ombra che chiamiamo adolescenza, di H.P. Lovecraft. Come hanno fatto le fameliche creature invisibili con Abdul Alhazred, ho divorato tutti i suoi racconti, leggendoli e rileggendoli, assaporando ogni volta quell’evanescente ma persistente senso di irrequietezza e terrore che solo una mente folle e geniale può evocare con tanta efficacia.

E’ stato uno dei  grandi creatori di mondi si-fi , Howy, assieme a Tolkien, Howard, Asimov, Moorchoch, Herbert (e sicuramente ne dimentico qualcuno). La ricchezza del suo pantheon mitologico di demoni, chiamati generalmente “i grandi antichi”, ha spesso fatto capolino negli incubi da nerd brufoloso quale sono (stato) :P .

Provate ad immaginare come (molto probabilmente) si presentava il nostro piano di esistenza miliardi di anni (ma che dico miliardi di anni) eoni fa. Abitato da esseri con masse sconfinate, pelli purulente o  squamate, deformate da muscolature inimmaginabili; o evanescenti, pigmentati di colori che non esistono; forme bizzarre ed oscene con le  menti rivolte verso il caos, che sono esse stesse caos, che non conoscono il tempo o lo spazio come lo intendiamo noi; menti che rotolano tra piani d’esistenza, demoni volgari che strisciano inghiottendo, creature immonde che vivono per strisciare. Un apoteosi di tentacoli e ventose, votati alla distruzione…

Poi immaginate che un giorno tutto questo finisca.C’è un nuovo inizio, e questi demoni vengono imbrigliati negli interstizi del tempo e dello spazio che, deformandosi, hanno dato vita al nostro tempo. Dove prima c’era il caos, ora c’è l’universo come lo conosciamo, c’è il sistema solare, la terra. Passano milioni di anni: nasce la vita, ed ultimo arriva l’uomo.

E per i grandi antichi non è passato neppure un secondo (o forse è passata un eternità) e questi dei scellerati sono lì, imbrigliati, a rivolgere un osceno richiamo a chiunque sia capace di udirli; a chiunque, con le sue preghiere, sarà capace di evocarli.

Nyarlathotep il caos strisciante, Shub Niggurath la capra nera, Azathoth il dio cieco ed idiota, Yogh Sothoth il tutt’uno, sono i nomi di questa simpatica corte di mattacchioni cosmici.

Ah quanti ricordi…

E come è difficile oggi non collegare questo orrore letterario con l’orrore che, ogni giorno, si vive là fuori? Per fortuna anche H.P. ci lascia con un barlume di speranza (??).

Non è morto ciò che eternamente può attendere ma, con il passare di strani eoni anche la morte può morire.

Mmmhhhh, speranza…

Voce fuoricampo: “hey zaku, dove hai letto questa frase, sui baci perugina?”

nota 1: continua

nota 1 alla nota 1: forse

:P