La Val Rosandra e la motosega

Torrente Rosandra - la cascata

Torrente Rosandra – la cascata

La Val Rosandra:

A mezz’ora di bicicletta da Trieste c’è un luogo che è un autentico tempio naturale: una valle carsica le cui pareti calcaree scendono a strapiombo tuffandosi nel limpido torrente che le ha scavate. Per gran parte dell’anno il torrente Rosandra scorre scarno e placido nel suo letto superando qualche importante dislivello e creando nel suo percorso pingui vasche colme di acqua gelida e cristallina.

E’ un luogo caro ai triestini di tutte le età, una di quelle cose che li rendono segretamente orgogliosi del posto in cui vivono e la cui immagine si portano dietro con nostalgia quando sono lontani; Si impara presto a conoscere la Valle: fin da bambini si familiarizza con i tortuosi sentieri che si arrampicano sulle aspre colline, tra una pietraia e una porzione di bosco eroicamente aggrappata alle pareti frastagliate. Nel fine settimana è una delle mete possibili, soprattutto in primavera ed in autunno, per qualche ora a contatto con la natura e fuori dal morboso caos cittadino.

Uno dei ricordi più cari che ho del posto è una gita alle elementari: primavera del 198X l’arrivo a Bagnoli, la tappa “obbligatoria” al rifugio Premuda ed il primo sguardo da vicino al torrente Rosandra; poi l’acquedotto romano che da duemila anni costeggia l’inizio del sentiero e poi su per un percorso a tratti verticale verso Botazzo.

Botazzo sembra un villaggio hobbit compresso: quattro case strette tra la collina ed il confine yugoslavo immerso nel verde: c’è una guardia dietro alla sbarra che divide gli uomini, con una divisa verde ed un fucile scintillante. Sta seduta sui gradini della casupola che, verosimilmente, serve per chi fa il turno di notte o nelle fredde e lunghe giornate invernali di bora scura. Subito prima del confine la fonte del rosandra, gelida e rinfrescante. Il soldato è di buon umore e si alza salutando la scolaresca che lo riempie di domande: “se una gallina italiana attraversa il confine deve spararle?” “se ha sete può attraversare il confine per bere dalla sorgente?” e così via. Subito dietro il paese (sprovvisto di tutto ma non di un osteria) un posto magico: una cascata di poco più di un metro e mezzo, una vasca d’acqua limpida ed un piccolo arcobaleno tra le due: tutto attorno verde ed oro.

La motosega:

Il 23 ed il 24 marzo 2012 la protezione civile, con tutte le autorizzazioni del caso, è entrata in Valle per procedere ad una pulizia radicale di un tratto del greto del torrente Rosandra. 200 persone tra tecnici, operai e volontari hanno partecipato all’operazione: dall’entrata del paese di Bagnoli (Boljunec) fino all’imbocco della Valle protetta bisognava pulire il greto del torrente.

Qualche giorno dopo ho parcheggiato la macchina all’inizio del paese, nei pressi del vecchio lavatoio e dove c’è il primo ponte, il più “cittadino” sul Rosandra. Da qui all’imbocco del parco naturale e costeggiando il torrente si passa dallo stupore all’incredulità, dallo sbigottimento  all’orrore. La parte più a valle del torrente non è stata toccata; cumuli di terra e sterpaglie continuano ad ostacolarlo. Risalendo le sponde si notano i primi segni dell’intervento: sterpaglie rimosse e qualche albero ad alto fusto abbattuto. Fino a qui potrebbe andare anche tutto bene, non fosse per le ramaglie ed i ceppi abbandonati in mezzo all’alveo del corso d’acqua. Non piove da tre mesi: se la natura si sfogasse in questi giorni, non si può escludere che gli “scarti” del lavoro vadano a creare una diga, con conseguenze anche importanti.

Sensazioni ed emozioni cambiano al limitare del paese di Bagnoli ed all’imbocco del parco naturale:

Autostrada Rosandra

Autostrada Rosandra

qui il Rosandra, che scorreva avvolto dalla vegetazione, è stato trasformato in un arido deserto pietroso. Decine di imponenti piante ad alto fusto sono state spazzate via: entrati nel greto con le motoseghe quelli della protezione civile hanno abbattuto tutto quello che si parava loro davanti; là dove c’era un accogliente, ombreggiato, spettacolare tunnel verde che sembrava proteggere le acque del torrente dalla calura estiva, ora c’è il nulla. L’alveo violato è costeggiato dall’inizio del sentiero che porta a Botazzo: da qui, sradicando e danneggiando manufatti, ferendo la vegetazione ed invadendo il greto del Rosandra, hanno fatto passare camion e macchine per la raccolta e lo smaltimento delle ramaglie.

L’impatto a caldo è drammatico per chi conosce ed ama la Valle: uno scempio, una follia, un’idiozia sono le prime parole che saltano in mente. Poi ci si chiede “perchè?”. Ripetutamente.

A freddo la sensazione è quella di un lavoro fatto male; molto male.

Le autorità hanno giustificato l’intervento con l’intenzione di evitare le esondazioni (fenomeno che si è presentato tre volte negli ultimi 9 anni). Peccato la parte bassa del torrente, fuori dalla zona protetta, non sia stata toccata e presenti ostacoli ben più importanti di quelli presenti in valle: cumuli di terra ed arbusti infestanti se ne stanno pacificamente adagiati sul greto asciutto. Non è giustificabile nemmeno l’abbandono delle ramaglie nell’alveo, in attesa di una successiva rimozione.

Scientificamente poi, è stato evidentemente scelto il periodo peggiore per un intervento come questo, con numerose specie in fase di riproduzione e nidificazione.

La polemica è montata sul web, sui giornali e nelle sedi istituzionale. C’è stata una manifestazione dei cittadini molto popolata  ed una raccolta di firme. Gli abitanti di Bagnoli sembrano mantenere un atteggiamento più pragmatico: hanno esagerato, certo, ma di una pulita c’era bisogno.

Di fatto quel tratto della valle, 200 metri di paradiso terrestre, è stato rovinato: per qualche decina d’anni, grazie all’inutile laboriosità ed ignoranza di istituzioni cieche ed ottuse capaci di affermare se stesse solo con dimostrazioni di forza e potere, vi avranno dimora solo pietre e piante infestanti. La Valle violata aspetta il ritorno della protezione civile: per cosa, ancora non è dato sapere. Di certo la vigilanza dei cittadini sarà amplificata e spero questo secondo intervento si limiti alla pulizia dei residui abbandonati: la rabbia è tanta ed un ennesimo passo falso delle istituzioni potrebbe trasformarsi in un disastro.

Nel frattempo, aspettiamo di veder rotolare qualche arrogante testa dei mandanti di questo scempio.

Una galleria dei “lavori”:

Note:

Un articolo su GIAP

Un articolo su linkiesta.it

Un articolo del quotidiano locale “Il piccolo” di trieste

Il video di Dario Gasparo con un reportage dei danni.

Aggiornamento settembre 2013: lo stato chiede 3,6 milioni di risarcimento alla protezione civile.

Crediti:

La prima immagine di questo post l’ho presa da qui.

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One Response to La Val Rosandra e la motosega

  1. GrunJah says:

    Protezione Civile succiacazzi!

    Rispondi

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