La Grecia, i giornalisti e boogeyman

La Grecia:

Da un anno e mezzo oramai, la Grecia versa in un profondo stato di crisi economica, finanziaria e sociale. Da mesi ci viene detto che, non adottassimo sobrie e decise misure di austerità, faremmo la fine della Grecia.

Nella notte tra il 12 ed il 13 febbraio il parlamento ellenico ha varato, spinto dall’unione europea e dalle lobby finanziarie, una poderosa manovra che spingerà centinaia di migliaia di persone, forse milioni, nel profondo baratro della povertà.  A seguito di questo voto, borse e mercati hanno fatto un balzo in avanti. Successe il contrario quando l’ex premier greco paventò l’ipotesi di un referendum sulle misure di austerità: le borse crollarono e lo spread salì alle stelle. Tutto ciò dimostra, ancora una volta, come mercati finanziari e democrazia non vadano d’accordo: l’uno è l’antitesi dell’altro e la loro convivenza, assieme all’accumulo di risorse per loro natura limitate nelle mani di pochi a scapito delle masse, è motivo di attrito sociale permanente e transnazionale. E l’attrito, accumulandosi come quello tra due piattaforme continentali, prima o poi si trasforma in terremoto.

Grecia - 12/13 febbraio

Quella notte, la Grecia era in fiamme: a seguito dello sciopero generale proclamato dai sindacati e del conseguente attacco della polizia al pacifico corteo in piazza Syntagma, la rivolta è cresciuta coinvolgendo decine di migliaia di persone che hanno messo a ferro e fuoco Atene e numerose città della Grecia peninsulare ed insulare. La gente, scesa in strada, si è accanita sui simboli del potere e del capitalismo fronteggiando il potere costituito a muso duro, urlando la sua rabbia e la sua disperazione. In testa alle proteste gli anarchici e la loro propensione alla rivolta, ma non solo: disoccupati, studenti, anziani e buona parte di quelle persone che anche da noi viene indicata come “fascia debole della popolazione” sosteneva materialmente e moralmente i riottosi.

I giornalisti e l’uomo nero:

E di gente, popolazione e rivoltosi parlavano le testate internazionali ed il web mentre la gran parte dei giornalisti italiani rispolveravano, evidentemente eccitati, “i black bloc”. Il black block, l’uomo nero delle manifestazioni.

L’uomo nero è una creatura leggendaria, un essere amorfo, cattivo e oscuro presente della tradizione di vari paesi. Negli Stati Uniti d’America è conosciuto come boogeyman (scritto anche bogeyman, boogyman o bogyman). In Italia viene identificato anche con la figura del Babau.

- wikipedia -

L’uomo nero è, per gli scribacchini nostrani, il capro espiatorio di ogni cosa, il deus ex machina di ogni storia, l’imbattibile supereroe negativo che fa sempre e comunque notizia. E vince sempre.

Poco importa che il termine “black bloc” non sia riferito ai singoli individui ma ad un metodo di lotta; poco importa che accanto a quelli che hanno sposato, per ideologia o convinzione politica questa tattica, ci fossero persone comuni che mai avrebbero pensato di scendere in piazza per sfogare la propria rabbia e la propria frustrazione con la consapevolezza di essere stati spinti nel baratro da chi li governa. Per i nostri giornalisti sono tutti “uomini neri”, criminali antidemocratici e violenti.

Il babau domina l’immaginario delle nostre menti giornalistiche, si annida in ogni dove: nell’omicidio efferato, nella rapina a mano armata, nei disastri ambientali, nelle pieghe dei mercati e dei sistemi democratici. Scivola nell’ombra invisibile a noi mortali, si nasconde negli armadi e sotto ai tombini, nelle fognature sotto le manifestazioni e tra gli ulivi centenari sradicati ai palestinesi, nel delta del Niger impestato dagli idrocarburi e sotto le macerie dei terremoti. Stolti noi che non lo vediamo fino a quando loro, regolarmente iscritti agli albi degli scribacchini, ce lo indicano. Cosa ci sia in realtà sotto a quell’ombra, sotto a questa foglia di fico giornalistica, non è dato sapere.

Per loro quella gente è in piazza contro l’uomo nero e ne porta in seno altri, di boogeymen.

Del babau parlerò tra un po’ al  mio duenne preferito, mio figlio, sperando serva ad aiutarlo ad affrontare, crescendo, le paure che abbiamo dentro e quelle che provengono dall’esterno. Seguendo le strane strade interiori che trasformeranno il bambino in un uomo, la figura del babau che lo lo spaventava divertendolo, forse, l’aiuterà ad affrontare e superare ma, soprattutto, a dare un nome a quelle paure.

Quello che vediamo in Grecia in questi giorni, in questi mesi, questo sciame sismico sociale ed economico che si sta accanendo sull’area mediterranea sono gli scricchiolii di un sistema: la calda coperta del capitalismo, nel corso dei decenni, si è infeltrita e ristretta fino a non coprire altro che le pudenda di molta parte della popolazione occidentale, lasciandola infreddolita nella bufera. Il capitalismo ed il nostro sistema “democratico” corrotto, sono l’uomo nero e quella che loro chiamano uomo nero, è gente disperata.

Splendida terra la Grecia, gente stupenda. Viva la Grecia e viva il popolo greco!

Le immagini di questo post sono tratte da questa galleria.

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5 Responses to La Grecia, i giornalisti e boogeyman

  1. Leonardo says:

    In realtà la gente è scesa in strada per manifestare in modo determinato e forte ma sostanzialmente pacifico, non per mettere a ferro e fuoco alcunché. Nel momento in cui la manifestazione stava diventando davvero grande, questa è stata deliberatamente attaccata a suon di lacrimogeni dalle forze di polizia, determinate a “svuotare” Syntagma e a creare l’occasione per le violenze che si sono susseguite (guarda caso le sole documentate dai media locali e internazionali). Giusto per precisare, perché dal post sembra che la gente sia scesa in strada per scatenare la rivolta, cosa assolutamente non vera. Per il resto hai detto benissimo: non c’era nessun black bloc del cazzo, solo anarchici, comunisti, quellochevuoi, disoccupati (giovani e adulti), studenti di tutte le età, anziani, preti, famiglie, etc. C’è stato chi ha combattuto e chi è rimasto in seconda fila, ma in pochi hanno lasciato la/e piazza/e, anche nei momenti più duri (quando l’aria era diventata irrespirabile a causa dei lacrimogeni), mostrando una sostanziale vicinanza ideale con chi lanciava pietre e molotov. Il black bloc è solo una mistificazione fatta ad arte per nascondere la realtà: sapere che le cause di quel bordello sono povertà e disperazione e che le politiche UE ne sono la causa prima potrebbe, alla lunga, risultare contagioso.

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    • zakunin says:

      Ho editato l’articolo per sottolineare l’aggressione della marmaglia in divisa al corteo pacifico in piazza. Grazie! ;)

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      • Leonardo says:

        Wow! Modifiche alla velocità della luce :-) .
        Scusa il commento lunghissimo ma la precisazione ci stava. Ora è perfetto, la nuova versione della frase racconta fedelmente come si sono svolti i fatti. Ora possiamo procedere con le opinioni ;-)

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        • balco pollon says:

          non ho niente da opinare, mi sembra che versante stampa italiana sia così

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          • Leonardo says:

            Purtroppo è stata ed è così anche quella greca (per lo meno quella mainstream). Il giorno dopo la manifestazione c’era posto solo per le violenze e nulla o quasi per le ragioni della manifestazione e della rabbia. Certo, nessuno ha parlato di black bloc, ma non credo sia quello il punto. Il nome che danno al babau non conta molto (qui si chiama “anarchici”), è la mentalità/strategia che ci sta sotto il grande problema.

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