Gelato al corano

Trieste un paio di giorni fa; una gelateria vicino casa.

Fa troppo caldo per imbastire un pasto vero, soprattutto dopo nove ore di lavoro; così decido di scendere assieme al mostricio per un paio di palline di gelato.

C’è la fila e, curiosi, io e l’erede guardiamo le facce della gente che ci precede.

Umanità.

Non si può non notore, davanti a noi, una coppia con bambino di chiara origine araba sicuramente molto devota ad allah: lei intabarrata nel classico abito che lascia scoperte solo faccia e mani, lui con una folta barba ben curata e dei sottili occhialini d’oro da intellettuale.

Poco più in là una signora sulla cinquantina: capelli ritti in testa tra il bianco ed il giallo, enormi occhialoni neri ed al guinzaglio, un vecchio e mansueto bastardino con il pelo preoccupantemente simile alla chioma della padrona.

E’ il turno della coppia: noto che l’uomo prende un cono gelato e lo passa al bambino in braccio alla madre, che fa per uscire; quindi si rivolge alla commessa, chiedendo in malomodo lo scontrino e, dopo averlo ricevuto, si lancia in un’invettiva contro i cani sottolineandone sporcizia ed impurità. Nel suo stentoreo italiano comincia ad alzare i toni sostenendo che nell’esercizio avrebbe dovuto esserci un cartello che vietasse l’ingresso a quel “tipo di bestie” e che voleva parlare con un responsabile del posto.

Mentre la commessa ribatte colpo su colpo, si alza il brusio contrariato e cinofilo degli altri avventori; inaspettatamente per un attimo e sotto i nostri occhi, va in scena un piccolo “scontro di civiltà”.

Infine, dopo aver restituito le monetine al tizio e chiamato il responsabile che risultava “fuori città” e considerando che l’uomo insisteva sostenendo che un responsabile reperibile “doveva pur esserci”, la commessa suggerisce di chiamare i carabinieri. La parola “carabiniere” ammutolisce improvvisamente l’uomo che si allontana alla chetichella mentre la signora del cane, che intanto aveva acquistato un gelato dall’altra commessa, mi si avvicina:

-ma con chi ce l’ha?- mi chiede

- con il suo cane – rispondo;

A quel punto la vedo voltarsi verso la vetrina dove l’arabo era rimasto a fissarla e sfoderare un ossuto dito medio ed un ghigno sardonico.

- Scusi sa – mi dice – ma quando ghe vol ghe vol -

nota:

Qui ho trovato qualche informazione sulle visioni del corano e della cultura araba sui cani.

P.S. grazie lali per la dritta ;)

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